Marco Tronchetti Provera e l’identità perduta

Chiaramente non parliamo di identità nel senso stretto, ma di quello che è stata la cessione di un’azienda che seppure non fosse una sua creatura, è diventata un vero esempio imprenditoriale sotto l’egida personale di Marco Tronchetti Provera.

Parliamo di identità perduta perché, fino a prima della cessione, la metà degli azionisti era italiana. La Pirelli rappresentava un vanto tutto italiano nel mondo, qualcosa di cui sentirsi fieri ovunque si andasse.

La cessione del colosso industriale oltre frontiera lascia un po’ il segno nell’animo italiano, nella nostra coscienza, qualcosa che si potrebbe sintetizzare con una riga così: “Dici Pirelli, dici Italia”. Dal 2015 le cose sono cambiate, e quella che era l’identità italiana del sesto gruppo industriale del Belpaese, va a perdersi nella cessione al gruppo cinese ChemChina (China National Chemical).

La situazione odierna della Pirelli, vede la sua metà controllata da una holding che si chiama Camfin, mentre l’altra metà appartiene agli azionisti italiani. Tra questi in prima linea la famiglia di Marco Tronchetti Provera e due colossi bancari come Intesa Sanpaolo e Unicredit.

È stata la Camfin a comunicare in prima battuta che la partecipazione di controllo sarebbe passata ad una nuova società, che come abbiamo visto è stata ChemChina. Il passaggio dell’azienda nelle mani del gruppo cinese, è un ultimo atto di una serie di passaggi resi necessari dalla necessità di snellire la situazione economica.

La riduzione dei costi ha avuto inizio nel 2005, quando si è resa necessaria, al fine di sostenere i costi per la gestione della Telecom, la cessione di quelle attività che riguardavano i cavi per l’energia e in fibra ottica.

Tali attività sono state vendute alla Prysmian, azienda che poi negli anni successivi si è sviluppata in maniera decisamente più rapidamente di quanto abbia fatto la stessa Pirelli, e in breve tempo è divenuta leader mondiale nei suoi settori di attività.

Dunque, siamo di fronte a qualcosa che l’Italia perde nel mondo come brand italiano. Un marchio che fino alla cessione ai cinesi si poneva sul mercato come esempio di successo imprenditoriale italiano, che adesso invece diviene una società di proprietà estera.

Nonostante questo, Tronchetti Provera è stato capace di una decisione non semplice: mantenere il fulcro delle decisioni di design e funzionali a Milano, assicurando così lavoro alla centinaia di impiegati ed operai che, su questa azienda, hanno fatto crescere le proprie famiglie.