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03/11/2010
a cura di Alessandra Mecozzi, Ufficio internazionale Fiom
La Foxconn è una multinazionale cinese, che fa parte del gruppo Hon Hai Precision Industry, nato nel 1974, e ha il suo più grande insediamento (da 300 a 450.000 lavoratori) in un campus circondato da un muro – Longhua Science and Technology Park – anche chiamato Foxconn city o iPod city.
Il campus occupa circa 3 chilometri quadrati e comprende 15 fabbriche, dormitori per lavoratori, e una sorta di villaggio con negozi alimentari, banca, ristoranti, una libreria e un ospedale. I lavoratori passano tutta la loro vita nel complesso manifatturiero che trasmette su un proprio canale, Foxconn TV.
La Foxconn ha stabilimenti anche in India, in Europa, negli Stati Uniti. Fa montaggio di prodotti elettronici, per computer, cellulari ecc., anche per Apple, Dell, Motorola, Sony Ericsson.
Recentemente è stata al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica a causa delle pessime condizioni di lavoro – lunghissimi orari di lavoro, discriminazione nei confronti degli immigrati e mancanza di relazioni di lavoro con l'azienda.
In ottobre 2010 un rapporto di 20 Univeristà cinesi ha descritto le fabbriche Foxconn come campi di lavoro e diffuso l'informazione sugli abusi e le illegalità, particolarmente riferite all'orario di lavoro.
Questo rapporto è stato pubblicato come reazione a una ondata di suicidi di 13 lavoratori tra gennaio e ottobre 2010. Dopo questi fatti e dopo che si sono verificati scioperi nelle sue unità produttive a Shenzen, zona altamente industrializzata, la azienda ha aumentato notevolmente i salari.
Oggi la Foxconn è nuovamente alla ribalta, per gli arresti di 319 lavoratori nella sua fabbrica di Chennai in India, a causa di uno sciopero effettuato durante la trattativa per aumenti salariali, considerato “attività illegale” dalla azienda che nel frattempo aveva concluso un accordo con un sindacato.
Maggiori informazioni sono fornite dalla Sacom (una ong a Hong Kong di studenti attivi contro i cattivi comportamenti delle multinazionali). Il salario base per i lavoratori di linea a Chennai è di 106 dollari al mese.
Lo sciopero è cominciato a settembre ed è stato represso dalla azienda insieme alla polizia.
Un dirigente sindacale del Citu (Centre of Indian trade unions) ha dichiarato che il sindacato chiedeva un aumento salariale consistente (224 dollari) per i lavoratori appena assunti. Sembra che l'azienda si trovi di fronte a due sindacati, di cui ne riconosce solo uno (Labour progressive front) in quanto legato al partito di governo dello Stato, Tamil Nadu, in cui si trova la fabbrica.
Con questo sindacato l'azienda avrebbe stipulato un accordo, che i lavoratori hanno rifiutato, entrando in sciopero sia per gli aumenti salariali, che per la revoca della sospensione dal lavoro di 23 compagni di lavoro, che per il riconoscimento del sindacato Citu.
Sembra che attualmente gli arrestati siano stati rilasciati su cauzione.
La fabbrica già all'inizio dell'anno aveva dovuto sospendere la produzione per alcuni giorni in seguito ai malesseri accusati dai lavoratori con vertigini e nausee. Funzionari governativi dichiararono a quel momento che probabilmente la causa di questi sintomi era stato un pesticida spruzzato nella fabbrica senza una ventilazione appropriata.
tratto da: www.labourstart.org