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24/04/2012

CONTRATTAZIONE COLLETTIVA NEI PAESI NORDICI: NORVEGIA E DANIMARCA





Norvegia: nuovo accordo collettivo per l'industria

 

 

Fellesforbundet (sindacato dei lavoratori del settore privato, inclusi metalmeccanici) e Norsk Industri (Associazione industriali) hanno seguito le raccomandazioni del mediatore e concluso un accordo il 15 aprile, evitando in tal modo lo sciopero previsto per il 18 aprile. Soddisfatti i sindacati, anche sul punto relativo alla parità di trattamento per i lavoratori interinali. Per la prima volta l'accordo include anche altri settori quali informatica e tecnologia.

Il sindacato Fellesforbundet è il più importante della Confederazione LO.

L'accordo ha una portata rilevante in quanto, come in Svezia, si afferma il principio che la determinazione del livello salariale nell'industria in nome della redditività e della concorrenza, deve in seguito diventare la norma per gli altri accordi, sia del pubblico che del privato. Altra novità è che per la prima volta i negoziati includevano anche il settore tessile, dei cavi e delle infrastrutture, della tecnologia e dell'informatica, con lo scopo di fondere i diversi accordi preesistenti.

 

 

Soddisfazione delle organizzazioni sindacali

Fellesforbundet ha concordato i seguenti punti:


Il leader di Fellesforbundet Arve Bakke è soprattutto soddisfatto per aver ottenuto il pagamento del congedo di paternità. “La legge dà il diritto, ma non prescrive niente sui salari. Mentre i lavoratori del settore pubblico avevano giorni pagati, nel nostro settore privato la maggior parte non percepiva niente. E questo risultato ci porta verso una maggior parità sia in casa che fuori casa.”

 

 

Aumento salariale: invece Stein Lier-Hansen, direttore amministrativo di Norsk Industri, l'associazione degli industriali, si lamenta del fatto che l'accordo non consente una evoluzione salariale pari a quella dei partner commerciali all'estero. In effetti calcola che in totale l'aumento salariale raggiungerà il 2,15%. “Speriamo che a livello locale la contrattazione dia risultati moderati“ conclude. Tuttavia, Roger Bjørnstad, economista, ritiene che alla fine nel settore manifatturiero, dopo la contrattazione a livello locale, si avrà il risultato di un aumento circa del 4%, sapendo che il settore pubblico prenderà di sicuro molto di più.


I minimi salariali variano a seconda delle diverse aree:

 

 

Tratto da Planet Labor, 18 aprile 2012, No. 120247 – www.planetlabor.com

 

 

 

 

Danimarca: astensione record nella partecipazione al voto sul rinnovo degli accordi nazionali nel settore privato

 

 

Il 69,2 % dei lavoratori hanno votato sì nel referendum relativo al rinnovo degli accordi collettivi nazionali nel settore privato. Questo chiude il round di contrattazione di primavera e consente di effettuare un unico voto per tutti gli accordi firmati, oltre a determinare la copertura per i settori dove la contrattazione è fallita. Ma la partecipazione a questo referendum è stata la più bassa della storia: 29,3%!

 

 

I “No” causati dal timore del dumping sociale

Il 92% degli iscritti a Blik-og Rørarbejderforbundet (sindacato edile) ha votato no, mentre altri sindacati dello stesso settore hanno respinto l'accordo con il 59% di no, perché i padroni hanno rifiutato di adottare nuove misure per frenare il dumping sociale. Con questo risultato, 3F, il sindacato chiave di questo settore, ha annunciato un investimento di 5 milioni di corone danesi (672.155 euro) per intensificare l'azione contro questo fenomeno inclusi i controlli sui siti di proprietà straniera. Tuttavia, HK, che ha votato no all'88% nel 2010 a causa della norma che stabilisce che è richiesto di avere almeno il 50% di iscritti in un'azienda per prendere parte ai negoziati, questa volta ha votato sì anche se lo norma rimane. E in realtà il sindacato ha fatto molti progressi nella sua attività mentre non può ancora firmare un accordo collettivo, a causa di quella norma.

 

Caduta record di partecipazione. Solo 141.961 su 484.939 con diritto di voto, hanno votato. Nonostante le possibilità di voto siano state ampliate, ad esempio era possibile votare anche con un sms, ha votato solo il 29,3%, il più basso tasso in assoluto secondo molti osservatori (dal 1990, il tasso medio di partecipazione al voto è stato intorno a 35-40%). Per il sindacato 3F, la percentuale è scesa al 28,7% (33,1 nel 2010 e 40% nel 2007).

 

I metalmeccanici di Dansk Metall hanno votato al 27,1/23% di tutti i sindacati edili. I sostenitori del no lo spiegano con un sentimento di “impotenza e di inerzia”. Ma Flemming Ibsen, ricercatore sul mercato del lavoro alla Aalborg University, ritiene che questa alta astensione esprima una protesta silenziosa nei confronti di un accordo mediocre. Egli ha spiegato il dilemma dei lavoratori: dato che l'accordo significa un abbassamento del salario reale, non potevano approvarlo ma neanche respingerlo perché non potevano impegnarsi nel grande conflitto che sarebbe derivato dalla vittoria del no, così hanno deciso di non votare.

 

 

Tratto da Planet Labor, 23 aprile 2012, nº 120262 – www.planetlabor.com

 

 

 

 

 

 



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