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23/02/2011

6-11 FEBBRAIO 2011. FORUM SOCIALE MONDIALE A DAKAR, SENEGAL (SECONDA PARTE)


 

di Alessandra Mecozzi, Ufficio internazionale Fiom



Che cosa si è discusso nell'Assemblea del Forum sociale del Maghreb

 

Il Forum sociale del Maghreb è nato circa due anni fa all'interno del processo del Forum sociale mondiale. A Dakar è stato protagonista, date le lotte e i successi in corso (proprio a conclusione del FSM è stata annunciata la fuga di Mubarak) ed ha tra l'altro promosso una affollatissima assemblea durata un giorno intero, con una grande partecipazione dai paesi del Maghreb e del Mashrek (Egitto), e di pochi europei.

In questi giorni in cui la nostra attenzione e quella di tutta l'Europa – per motivi diversi – è concentrata sulle lotte determinate e le violente repressioni, come in Libia, che avvengono a pochi chilometri da noi, è utile sapere che già da alcuni anni le società civili del Maghreb, pur private di diritti fondamentali, cercano di organizzarsi e di mettere le basi per processi democratici. Sicuramente è la “rete” che ha giocato un ruolo centrale nella propagazione delle lotte.

Mai come nel caso attuale del Mediterraneo-Medioriente è evidente  l'assenza di ruoli protagonisti delle organizzazioni politiche. L'interesse invece a mettersi in contatto con i movimenti e gli attori sociali di altri paesi, è grande. La significativa e attiva partecipazione al Forum sociale mondiale in Africa, dai paesi del Maghreb, ne è stata una conferma.

 

 

Tra i temi maggiormente presenti e che vale la pena di mettere in luce:

 

 

In Tunisia, dopo la cacciata di Ben Ali, c'è divisione tra chi vuole continuità, anche cambiando facce, e chi invece vuole affrontare e risolvere grossi problemi sociali, con un cambiamento radicale. Come ci è anche stato detto in un incontro che abbiamo fatto (alcuni italiani/e) con la delegazione tunisina, esiste ancora tutto l'arsenale del vecchio regime. È quindi necessario aprire il processo (non immediato, perché ritengono necessario un po' di tempo per organizzarsi...) per elezioni libere e assemblea costituente.

Una possibile conclusione è che il susseguirsi delle lotte e il loro espandersi in diversi paesi dell'area – seppellendo definitivamente, sembra, progetti ventilati dal Governo Bush, quale quello del “Grande Medio Oriente” sotto controllo statunitense, stia affermando una nuova e forte relazione sud-sud che, soprattutto nei paesi arabi è una vera novità. D'altra parte – come molti rappresentanti del Maghreb ci hanno detto in una precedente riunione promossa dalla rete nata in Italia di “Medlink” - è particolarmente importante il ruolo che va giocato dai movimenti e associazioni europee nei confronti dei rispettivi Governi e della Unione Europea. In particolare rispetto ai trattati economici (“di libero scambio”) che loro sono intenzionati a rivedere e ridiscutere e anche agli accordi relativi alla fornitura e al commercio delle armi, molte delle quali, arrivano dall'Europa (Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna).

 

 

 

DIALOGO FEMMINISTA
incontro sotto la tenda (gentilmente offerta dalla Uisp!)

 

Promosso da una rete di donne sudamericane e da una rete di donne indiane, questo incontro, svoltosi in una tenda della Uisp dati i problemi logistici (!), ha affrontato da punti di vista di donne di diversi paesi, con un ruolo particolarmente significativo delle sudamericane, la questione della crisi, della democrazia, del potere.

Tra gli interventi vorrei citarne due come i più interessanti: quello di Betania, dal Brasile, e quello di Cecilia, una afrodiscendente di Panama.

Betania, Brasile, ha messo al centro in un paese che non vive una crisi economica profonda come l'Europa, la questione della necessità di una democratizzazione della politica e della vita sociale, mettendo in luce la lotta del femminismo, oggi, contro la pratica gerarchica del potere. “Il femminismo non è univoco e si rinnova continuamente: offi in America Latina ha particolare rilievo il movimento delle donne indigene, che sono una vera forza, e quello delle “nere”: la questione razziale, delle discriminazioni è ancora molto viva”.

Questione comune e strutturale è quella del lavoro , sia nel suo aspetto produttivo che riproduttivo, tenendo conto che anche nel settore produttivo la maggior parte del lavoro delle donne è lavoro informale, senza regole e senza alcun diritto. In un sistema capitalista e patriarcale, quale quello in cui viviamo, informalità e lavoro domestico delle donne sono un aspetto sociale centrale. Da tenere presente che le donne più benestanti usano il lavoro domestico di altre donne – nere, indigene -  per ottenere un po' di libertà, mentre le più povere lo svolgono esse stesse nella famiglia. Quindi la nostra lotta è contro questa gerarchizzazione del lavoro e del potere che ha anche connotati razziali.

 

Cecilia, Panama, afrodiscendente, ha sottolineato l'importanza che il femminismo sia capace di mettere insieme, senza annullarle, le differenze e di cercare gli elementi comuni, contro una struttura razzista basata su un paradigma coloniale,  machista e patriarcale. La crisi economica ha reso più fragile la condizione sociale ed economica di tuttI, delle donne in modo particolare, ma ha anche messo in evidenza il protagonismo delle donne nella lotta per un necessario cambiamento, a cominciare dalla richiesta di riforma delle politiche pubbliche. Il lavoro insieme alle donne indigene, che pongono con forza la questione di un riscatto della propria identità, come le afrodiscendenti, è essenziale.  In Honduras si terrà il primo incontro mondiale delle afrodiscendenti e sarà una grande occasione per stabilire e rinsaldare legami.

 

A me era stato chiesto di intervenire all'inizio sulla situazione italiana ed europea. Il mio intervento si è svolto su tre punti:

  1. Crisi economica e sociale, competizione globale  tendente a sostenersi attraverso la riduzione del costo del lavoro, quindi precarietà diffusa in maggioranza femminile; lotte contro abbassamento ricattatorio di salari e diritti; caso Fiat e protagonismo donne.
  2. Smantellamento stato sociale attraverso privatizzazione servizi pubblici con peggioramento delle condizioni di lavoro (anche qui una maggioranza di donne); grande problema relativo all'istruzione e sua cosiddetta riforma: forte presenza delle studentesse nelle lotte.
  3. Crisi culturale e politica: il caso italiano (noto a tutte). Avanzamento della mercificazione dei corpi femminili e forte ruolo negativo dei mezzi di informazione e comunicazione rispetto alle immagini e modelli femminili proposti. L'indecenza morale e politica del Governo italiano. D'altra parte ruolo delle gerarchie ecclesiastiche contro l'autodeterminazione delle donne e la loro libertà di fare o non fare figli.

 

Ho citato – con grande soddisfazione di tutte – la manifestazione prevista per il 13 febbraio, indetta dalle donne e la nostra partecipazione ad essa su una posizione di denuncia del degradante modello maschile rappresentato dal capo del governo a cui devono ribellarsi anche gli uomini, partendo da sé; il rifiuto della divisione tra “donne buone e cattive”e la affermazione di autodeterminazione e libertà per tutte.

 

 

PRIME CONCLUSIONI

 

Tantissime le iniziative di confronto  interessanti e utili, che ho avuto la possibilità di seguire: tra queste il seminario su “Economia di salvezza” promosso da Arci, Cgil, CSI, Attac, Via Campesina, Ibase, ecc. sulla urgenza di un nuovo modello di sviluppo, produzione, consumo; l'incontro sul clima con Naomi Klein; il forum sindacale internazionale sulle prospettive del FSM e il rapporto sindacati-movimenti; il seminario sul Tribunale Russell per la Palestina (che si svolgerà il prossimo anno in Sud Africa.)

Insomma un Forum mondiale molto ricco e promettente dal punto di vista dei soggetti che vi hanno partecipato e dei temi che vi sono stati dibattuti, all'insegna della decolonizzazione delle popolazioni oppresse, protagonisti  i movimenti della sponsa sud del mediterraneo, i forum arabi, fino a pochi anni fa quasi assenti;  forse uno dei migliori dal 2001, la cui importanza politica è stata purtroppo ridimensionata dalle forti carenze organizzative!

Flamme d'Afrique, il giornale quotidiano del Forum, dice l'11 febbraio, ultimo giorno: Il Forum sociale mondiale che sta concludendosi è stata l'espressione delle lotte, dei dibattiti, degli incontri, delle solidarietà e del consolidamento delle reti di organizzazioni e individui arrivati da tutto il mondo. La sostanza degli obiettivi fissati dagli organizzatori  è stata raggiunta malgrado i problemi organizzativi come la mancanza di disponibilità di sale, che ha obbligato i partecipanti a trasformarsi in fini segugi.

Il responsabile del Forum sociale africano, Taoufik Ben Abdallah, ha detto: ci aspettavamo 40.000 persone e ci siamo ritrovati con il doppio...Ci sono spazi che hanno funzionato molto bene: quelli delle donne, dei giovani, dei sindacati, degli intellettuali, del Maghreb.

“La quasi totalità dei paesi africni era rappresentata e ha portato le lotte condotte da loro, ma anche proposte perché un altro mondo sia possibile” aggiunge un altro degli organizzatori Demba Moussa Dembelé “Gli avvenimenti in corso nel Maghreb sono stati una eccellente coincidenza con lo svolgimento del Forum”.

E dove si terrà tra due anni il prossimo? C'è chi ha proposto, all'interno del consiglio Internazionale che si è svolto subito dopo la conclusione del Forum, di realizzarlo in Europa...

 

 

 

 





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